Musictory Notizie Interviste

Interviste

  • Ligabue, dal fattorino della frutta ai sold out negli stadi “La mia famiglia ha creduto in me”

    01
    Mar
    2021

    Ligabue è l’ospite speciale di Repubblica di questa settimana. L’artista ha rilasciato una speciale intervista dove racconta i suoi inizi, la sua giovinezza quando era solamente Luciano e non ancora l’artista di fama nazionale che conosciamo oggi.

    Prima di salire sui palchi, riempire gli stadi, girare tutta Italia registrando un sold out dopo l’altro, avere un curriculum che conta 30 anni di carriera con 13 album all’attivo e milioni di copie vendute, Luciano faceva il fattorino per raccogliere soldi e tirare la fine del mese.

    “Vengo da una famiglia semplice, per cui devo supporre che la mia irrequietezza venisse da un altrove. Probabilmente musicale. Mio padre però mi diceva: “Cosa vuoi fare Luciano, cantare? Ma trovati un mestiere serio”. E poi, così, senza nessuna giustificazione, arrivò la chitarra in dono per i miei 15 anni. Non era un invito a intraprendere la carriera di cantante ma forse un modo per dare una forma alle mie inquietudini”.

    Poi un bel giorno iniziò a inseguire il sogno della musica, un sogno che nel tempo si è rivelato essere la strada giusta.

    Ho cominciato tardi a fare musica. La prima volta che ho suonato con una band avevo 26 anni. A 27 il primo concerto in un circolo culturale a Correggio. Salimmo su una pedana improvvisata alle quattro del pomeriggio, un’ora in cui di solito nel mio paese si fa la tombolata”.

    “Tutta la timidezza che mi portavo addosso da anni, svanì sulla pedana – racconta oggi – Mostrai una sicurezza che non avevo nella vita. Fu una rivelazione per me e per gli altri. Prima facevo lavori stagionali, raccogliendo frutta in campagna, il metalmeccanico in fabbrica e perfino il Dj in una piccola radio locale”.

  • Covid, Valerio Scanu “Ho perso mio padre, la gente non si rende conto della gravità della situazione”

    01
    Mar
    2021

    Pochi giorni prima di Natale il cantante Valerio Scanu ha perso il padre a causa del Covid. Dopo settimane di silenzio, Scanu ha affidato all’Adnkronos uno sfogo dopo le continue scene di assembramenti in giro per l’Italia, contro i negazionisti e contro chi ancora sminuisce la pandemia e non rispetta le regole anticontagio. 

    “Io ho perso mio padre che era una persona sana e non aveva nessuna patologia, ma in molti ancora non capiscono, non si rendono conto della gravità della situazione e di come il Covid sia imprevedibile. Auguro loro di non trovarsi mai in questa situazione”.

    Molte persone non hanno ancora capito”, si sfoga il cantante “la domenica la gente sta ammucchiata al mare, non c’è logica in questo. I più se ne fregano, e non appena hanno lasciato libere le briglie tutti hanno fatto il ca*** che volevano”.

    Scanu se la prende anche con quelli che non rispettano le regole anti contagio imposte dal governo per fronteggiare la pandemia: “C’è gente che ancora gira senza mascherina. Posso anche ammettere che uno sia negazionista, o scettico, ma poi se ti trovi davanti a qualcuno la mascherina la devi mettere”.

    Per Scanu “si può essere anche scettici, e negazionisti, ma bisogna anche essere rispettosi di chi ha vissuto un dramma”. 

  • Willie Peyote all’Ariston porta la battaglia per le riaperture

    24
    Feb
    2021

    Non c’è pandemia o virus nella canzone di Willie Peyote, il brano Mai dire mai (La Locura) è candidato al premio della critica Mia Martini e parla della voglia di ripartire.

     “Andando a Sanremo non avrei potuto prescindere dal tema delle riaperture – racconta nell’intervista rilasciata ad AdnKronos –  perché è la cosa che mi tocca di più, sia a livello professionale che umano: io, i miei musicisti, abbiamo bisogno di tornare a suonare, è il motivo per cui facciamo questo lavoro. C’è gente che quest’anno hanno dovuto trovarsi un altro lavoro per sopravvivere, da Amazon, nei supermercati, e questa cosa non può passare sotto silenzio. Rispetto troppo i miei musicisti per andare sul palco e far finta che loro non esistano”.

    “Non voglio insegnare niente a nessuno e non voglio neanche fare il paraculo –spiega – però non mi sentivo di poter prescindere dal discorso che noi è un anno che non lavoriamo”.

    “Io sono positivamente impressionato dal grande fermento che c’è musicalmente in Italia – sottolinea – non vorrei quindi essere considerato un ‘boomer’ che critica i giovani d’oggi. Il discorso è più ampio, io nel pezzo non me la prendo con gli artisti ma con le major, le case discografiche, gli addetti ai lavori, i giornali di musica… Ci sono tante cose interessanti nel panorama musicale, anche in gara a Sanremo, molto innovativi. Ma da qui a dire che è tutto bello il contesto e come lo viviamo, no”.

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  • La nuova Noemi a Sanremo “C’è morbidezza nella magrezza. E potenza, nella fragilità”

    24
    Feb
    2021

    Una nuova Noemi a Sanremo, tanto che le foto della cantante più sexy e più magra di come la ricordavano finiscono sulla copertina del nuovo numero di VanityFair.

    In gara con il brano Glicine, Noemi porterà un messaggio importante sul palco dell’Ariston, ovvero l’accettazione e l’amore per se stessi.

    Non si dimagrisce perché la società ci vuole magri, ma perché tu lo vuoi. Io l’ho fatto perché in quell’altro corpo non mi sentivo più io. Così ho difeso il sogno che avevo di me. Avevo bisogno di sentirmi in movimento.Sorvolare le voci che tanto, comunque sei, non vai bene. Burrosa? Dimagrisci!Scheletrica? Fortificati!Sposata? Sbagliata!Single? Sfigata!E invece c’è morbidezza nella magrezza. E potenza, nella fragilità. E maternità anche se non sei ancora madre. È tanta roba capire che si può essere accoglienti anche da molto magre, e leggere anche se la bilancia segna un peso alto.Così ho difeso il sogno che avevo di me. Ognuno deve essere libero di diventare il sogno che ha di sé, senza paura, senza nessun timore.Chiudere gli occhi e ascoltarsi. E non accettare mai che qualcuno ti dica quando, se e come cambiare. Perché vai bene solo se vai bene a te“.

    Una vita nuova. Veronica Scopelliti, vero nome dell’artista, parla per la prima volta della metamorfosi che l’ha portata a perdere molto peso, a scoprire una voce inedita e a far punto e a capo col proprio passato. 

    Mi intravedo, mi riconosco. Per capire chi fossi, e raggiungermi, ho dovuto tagliare il filo con il passato, tirare giù cattedrali e ricostruire la mia città. Non è stato facile. Mi sono persa: buio, anestesia emotiva, non provavo più alcuna passione per me stessa. Anche la musica, perfino la musica che sempre mi aveva dato conforto, non sapevo più dove andarla a cercare, come farmi trovare. Più perdevo il controllo della mia vita, più mi sfuggiva anche il mio corpo. Ho toccato il fondo“.

    In questo lungo percorso la lotta più grande e difficile è stata con se stessa “Contro il mostro che diventa quella parte di noi che è affezionata alla comfort zone, alle nostre abitudini, e mina l’audacia, e ci vuole sabotare. Io sono felice oggi perché la casa che ho raggiunto e in cui abito è più figa e divertente di quella da cui credevo di non sapere uscire“.

  • Bugo torna a Sanremo dopo al figuraccia con Morgan “Sarà l’anno della rivalsa”

    24
    Feb
    2021

    L’indimenticabile teatrino a cui Morgan e Bugo diedero vita durante il passato Festival Di Sanremo potrebbe finalmente diventare solo un ricordo. Bugo torna al Festival, in gara tra i 26 big di quest’anno, e annuncia la sua “rinascita“.

    “L’anno scorso non ho potuto cantare la mia canzone, non è mica un gioco. Quest’anno potrò farlo. Non è una rivincita ma una rivalsa sì”. Così Bugo, in un’intervista a Repubblica, parla dello spirito con cui torna sul palco di Sanremo a un anno dall’eliminazione dalla gara causata dal cambio del testo di ‘Sincero‘ da parte di Morgan e dalla conseguente fuga dal palco di un Bugo furioso.

    La rivalsa è anche il tema del brano che Cristian Bugatti porta in gara e che si chiama E invece sì. “Il termine mi piace, mi è sempre piaciuto”, dice. “Quando Amadeus mi ha chiesto se volessi tornare gli ho detto che mi sarei messo subito al lavoro per scrivere una bella canzone. Ci ho messo l’anima, era pronta ad aprile. Rivalsa significa superare le difficoltà, volere indietro qualcosa che ti è stato sottratto e che ti sembra che ti spetti. Io vengo dalla provincia, ho sempre faticato a impormi. Non ci credeva nessuno eppure nel 2002 l’Universal mi mise sotto contratto, la rivalsa da sempre mi tiene vivo come persona, grazie al desiderio di rivalsa non mi adagio mai”.

  • Per Arisa il Sanremo della rinascita “Una canzone per le donne che invita alla felicità”

    17
    Feb
    2021

    Questo Sanremo Arisa lo affronta come una rinascita umana e sentimentale. Nella sua Potevi fare di più, scritta da Gigi D’Alessio, sono raccontati gli effetti di un amore tossico, ma c’è anche la luce che porta a una riscoperta di se stessi.

    L’artista, alla sua settima partecipazione, si è già aggiudicata due vittorie: la prima nel 2009, nella categoria Nuove Proposte, con il brano Sincerità, e la seconda nel 2014 nella categoria Campioni con Controvento. Nel 2015 è stata co-conduttrice della 65ª edizione del Festival.

    “Ho bisogno di vedermi sempre diversa – racconta -. Cambio perché cambiare mi dà nuovi punti di vista e mi immedesimo nelle persone che ho vicino, come, facendo i dovuti rapporti, diceva anche David Bowie”. Con una certezza: “Oggi ho capito di poter fare a meno di tutto tranne che di me stessa”. Potevi fare di più è il racconto di un momento di liberazione da una relazione tossica, è la storia di una donna che cerca la forza di dire basta ai continui tentativi di tenere in piedi un amore finito. “C’è la mia storia, ma c’è la storia di tutti. Quando ho ascoltato il brano per la prima volta ho sentito una grandissima verità. E io ho bisogno di cantare cose autentiche per sentirle mie – spiega una delle voci più belle e raffinate del panorama italiano -. La canzone è riflesso di quello che sono oggi. Un messaggio? Imparare ad amare se stessi, per riconoscere l’amore degli altri. Quando siamo in una situazione non congeniale bisogna prendere consapevolezza che nella vita si deve essere felici. Si può fare, non è peccato”.

  • “Amo un ragazzo. C’è tanto bisogno di parlare e condividere”

    28
    Gen
    2021

    Michele Bravi pubblica il nuovo disco La Geografia del Buio e con esso inizia un nuovo capitolo. L’artista parla non solo del suo lavoro ma affronta anche il tema della sua sessualità.

    “Anni fa, quando parlavo della mia sessualità, non ero mai reticente, ma avevo questo atteggiamento ‘rivoluzionario’ che consisteva nel non dire, perché dal mio punto di vista non c’era bisogno di dimostrare. Invece ora ho ribaltato questa mia posizione, c’è tanto bisogno di parlare e condividere”.

    E’ con queste parole che il giovane cantautore inizia questa seconda parte della sua vita, dopo aver passato 4 anni “nell’ombra” avvolto dal dolore per quello che accadde quella notte di dicembre a Milano, quando nell’incidente una donna perse la vita.

    “Dopo ‘dolore’, la seconda parola di questo disco è amore. Ho avuto una grande fortuna, che qualcuno condividesse con me questo percorso di dolore -spiega l’artista – Due anni fa, mi è stato chiesto da questa persona di fare agli altri lo stesso dono che io ho ricevuto, e io l’ho fatto. Tutta la nostra storia è dentro queste canzoni”.

    Uscire da questo tunnel della solitudine e del dolore gli ha permesso anche di trovare/ritrovare se stesso “Ho riscoperto la libertà della comunità lgbt, che mi ha accolto, e io ho ribaltato la posizione che ho tenuto per tanti anni. L’amore non è un atto privato, l’amore è un atto pubblico, chi ama deve avere il coraggio di esporsi. Chi ha il coraggio si esponga, anche se chi non si sente di farlo si deve sentire comunque protetto” dice “Da parte mia questo è un piccolo atto, il poter dire su ‘Mantieni il bacio’, che io quel bacio l’ho dedicato ad un ragazzo”.

  • Ornella Vanoni a 86 anni presenta l’album di inediti “Unica” e sogna ancora

    28
    Gen
    2021

    Unica è il nuovo disco di brani inediti della cantautrice Ornella Vanoni, disco in uscita il 29 gennaio. Una prova di coraggio l’ha definito lei stessa, che a 86 anni si mette ancora in gioco e non smette ancora di sognare.

    Non è ancora finita la sua carriera e lei, forte delle sue tante primavere lo sa bene “Trovatela un’altra che, alla mia età, faccia una cosa del genere. Mi stupisco anche io, ma perché fermarsi?”.

    Per questo progetto sono tanti gli artisti, più giovani di lei, a cui si è rivolta: Francesco Gabbani, Pacifico, Giuilano Sangiorgi, Virginia Raffaele, Renato Zero e Carmen Consoli.

    “Questo progetto mi ha portato a conoscere persone nuove, piene di idee e di talento, con le quali mi sono divertita molto a collaborare. La passione unita alla risata è il bello di fare musica. Mi sarebbe piaciuto che il titolo del disco fosse Essere Ornella, ma è stato bocciato perché ricordava il film Essere John Malkovich – racconta la signora della musica -. Allora è stato proposto ‘Ornella si nasce’, ma sembrava troppo presuntuoso. Unica invece…, ma alla fine ho dovuto cedere”.

    Nonostante l’età, Ornella ha ancora dei sogni nel cassetto “Un concerto con Gino Paoli, forse anche due” confessa.

  • Il Sanremo del riscatto di Bugo “Non sarà un siparietto a rovinare la canzone”

    25
    Gen
    2021

    Bugo non fa il nome di Morgan nell’ultima intervista rilasciata a proposito del Festival di Sanremo, dove sarà in gara a marzo con il brano E invece si, ma all’ex collega non le manda a dire.

    Un’amicizia che si è rotta sul palco del Festival di Sanremo del 2020, quella tra Bugo e Morgan: quello che successe all’Ariston durante la loro performance, con Morgan che ha cambiato a sorpresa le parole de testo e Bugo che ha abbandonato la scena, costando alla coppia la squalifica dalla gara, è stato uno dei gesti più “memorabili” di tutto l’anno passato,

    Quest’anno Cristian Bugatti ha deciso di riprovarci e il suo brano è stato selezionato per partecipare alla kermesse.

    Più che rivincita, non amo la parola, tutta la mia carriera è un riscatto – ha raccontato l’artista che sarà in gara come solista – Anche solo dal posto in cui sono nato… Che non è, beninteso, un ghetto, ma un paesino, dove non c’era niente… Non ho origini umili, ma è stato un riscatto andarsene da lì per vivere a Milano e riuscire fare un lavoro che non fosse quello di papà, commerciante di metalli”.

    La questione del Sanremo 2020 torna sempre puntuale tra le domande dei giornalisti, ma per Bugo quella ormai è acqua passata Per me si è chiuso tutto con quello che ho detto alla conferenza stampa del giorno dopo. La mia difesa è il silenzio. Ho sgomberato subito la mente e voglio andare sul palco con la testa libera”

  • Biagio Antonacci ospite speciale alla IULM “La vita così come l’ho sognata e vissuta”

    21
    Gen
    2021

    Biagio Antonacci sarà ospite della rassegna Carte Blancheil 21 gennaio, alle ore 18.00, presso l’Università IULM (Libera Università di Lingue e Comunicazione) di Milano. A intervistarlo il Rettore Prof. Gianni Canova e due studenti IULM.

    “Noi che lavoravamo per mantenere un sogno”: è questo il titolo del terzo appuntamento di Carte Blanche, rassegna di musica e teatro della IULM con lezioni in streaming aperte non solo agli studenti dell’Ateneo, ma a tutti coloro che desiderano collegarsi in diretta.

    Il prossimo ospite speciale del Rettore Prof. Gianni Canova alle 18.00 di giovedì 21 gennaio sarà il cantautore Biagio Antonacci, collegato in remoto.

    Voce e volto della musica italiana tra i più noti, forse non tutti conoscono la storia dell’artista milanese, di quando per poter realizzare il suo sogno apriva e chiudeva ogni giorno il cantiere in cui lavorava come geometra. Una doppia vita professionale che gli ha permesso di poter mantenere quella che era, all’inizio, una passione e che poi è diventata una professione. È nel 1991, l’anno del suo secondo album “Adagio Biagio”, che la carriera di Biagio Antonacci ha iniziato a decollare. L’anno seguente arriva il successo con il singolo “Liberatemi”, che dà il titolo anche al nuovo album, il terzo. Da sempre molto sensibile alle tematiche giovanili, il cantautore inserisce anche nei testi delle sue canzoni – che spesso sono delle poesie – il valore sociale della crescita personale di ogni singolo individuo.

    La IULM – ha dichiarato il Rettore Canova – continua a svolgere la sua funzione di laboratorio sociale e di laboratorio delle idee, coinvolgendo non solo gli studenti e il personale docente e non docente, ma anche coloro che sono interessati. Anche se il Campus a causa di questa situazione di grande grande difficoltà e di emergenza non può ancora essere aperto a tutti, l’Ateneo prosegue a sperimentare dal punto di vista didattico, come con questo format, e si conferma produttore di cultura a disposizione di tutti. A questo terzo appuntamento ne seguiranno altri in ambito sia musicale sia teatrale”.

    Il format Carte Blanche, come indica il nome stesso, prevede che sia lasciata carta bianca agli ospiti sul palco: a interagire con Biagio Antonacci ci saranno, oltre al Rettore, anche due studenti della IULM che porranno all’ospite domande sulla sua carriera.

    L’evento, che si terrà in diretta streaming, è aperto a tutti. Puoi seguirlo sul sito dell’Università (su questa pagina) e sul canale YouTube di IULM.

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