Sergio Sylvestre contro il bullismo “Impiegate il vostro tempo per dare felicità alle persone”

13
Giu
2017
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Conosciuto soprattutto con il soprannome di Big Boy, in parte legato alla sua stazza fisica e in parte perché titolo del suo primo singolo di successo, Sergio Sylvestre ha affidato alla sua pagina Facebook una profonda riflessione sul tema del bullismo.

Come ha raccontato lui stesso più volte in svariate interviste, quando era piccolo è stato spesso vittima di bullismo, per la sua forma fisica e per il colore della sua pelle. Oggi che Sergio ha ritrovato la felicità attraverso la musica, è diventato un po’ per molti un simbolo di lotta davanti a chi attacca gratuitamente persone più deboli.

Sulla sua pagina Facebook, pubblica un’immagine di lui sorridente e assieme a questa una lunga riflessione sul bullismo; parla di se, dei suoi trascorsi, ma lancia anche un messaggio a coloro che “non hanno di meglio da fare che insultare gratuitamente il prossimo”.

Per rispondere al bullismo, la sua risposta è una “terapia”: “Quando sentite l’irrefrenabile spinta ad offendere una persona che non conoscete affatto per il suo aspetto fisico, per il suo colore di pelle, per la sua religione o orientamento sessuale, beh, fate marcia indietro, correte sulla pagina di qualcuno che vi piace ed impiegate quel tempo che altrimenti sarebbe sprecato a fargli i complimenti. Contribuirete così alla felicità di una persona e vi assicuro che vi sentirete meglio anche voi”.

Contro l’odio l’unica risposta è l’amore.

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Capita spesso, soprattutto su Twitter, che qualcuno faccia delle battute sul fatto che sono “Big” o che quando mi emoziono la mia fronte diventa subito lucida. È più forte di me, sono fatto così, appena si accende la lucetta di una telecamera divento rosso (anche se voi non lo vedete 😅 ) e sento un fuoco dentro. Mi diverto tantissimo a leggere l’ironia di tanti, alcuni mi fanno ridere di vero gusto. Succede però che ogni tanto qualcun altro si spinga oltre. È successo che, qualche giorno fa su Facebook, sotto un articolo che parlava di me, paparazzato in compagnia di amici in un locale, una signora abbia commentato con quella faccina che vomita verde. Voi direte: “beh c’è gente che scrive decisamente di peggio!”. I know, I know, ma questa signora mi ha colpito più degli altri. Una signora di mezza età, ad occhio e croce potrebbe essere mia madre o forse mia nonna, una donna dinamica, amante della bicicletta, una signora normale insomma. Mi sono chiesto allora il perchè. Perché una signora con una vita così piena deve aver pensato che fosse una buona idea far sapere al mondo che io le faccio schifo? Perché dedicare almeno 1 minuto della sua vita, tra lettura dell’articolo e commento, per esprimere il suo disprezzo? Perché?

Vorrei avere la forza di tanti colleghi che si armano di buona volontà e rispondono per le rime a chi li offende senza ragioni, ma poi penso: chi me la fa fare?

Propongo una terapia. Quando sentite l’irrefrenabile spinta ad offendere una persona che non conoscete affatto per il suo aspetto fisico, per il suo colore di pelle, per la sua religione o orientamento sessuale, beh, fate marcia indietro, correte sulla pagina di qualcuno che vi piace ed impiegate quel tempo che altrimenti sarebbe sprecato a fargli i complimenti. Contribuirete così alla felicità di una persona e vi assicuro che vi sentirete meglio anche voi.

Se poi proprio non ci riuscite, allora esiste una parola in Inglese che vi etichetta, ma l’ho messa su Google Translator e mi hanno detto che in Italiano è troppo volgare.

HATERS GONNA HATE!

I love you so much