Covid-19, Enrico Ruggeri durissimo “Emergenza sfruttata per farci stare zitti”

22
Lug
2020
Pubblicato da:

Enrico Ruggeri si toglie qualche sassolino (o meglio dire “sassolone”) dalla scarpa. Ora che la vita degli italiani è tornata quasi completamente alla normalità, l’artista dice la sua su quando vissuto nei mesi precedenti.

Inaspettato ma condiviso da milioni di italiani, il messaggio di Enrico Ruggeri è ricco di rabbia e disappunto verso il governo, verso i media e le modalità di comunicazioni, verso tutte le misure prese durante i mesi di lockdown e le conseguenze che determinati messaggi hanno avuto sulla popolazione.

La sua dichiarazione in esclusiva a TPI.

C’è stata un’emergenza, ma mi sembra evidente che l’emergenza è stata abbondantemente sfruttata a livello globale da chi ci guida e ci comanda per tenerci buoni e zitti sotto, e gli artisti, in questo, si sono ancora una volta dimostrati tutti molto impauriti e pronti a seguire la scia, ce ne fosse stato uno che, a rischio di prendersi critiche, si sia esposto. Alzo il tiro, dopo aver citato Stalin vado oltre, pensiamo ai partigiani, quelli per ricordare i quali, il 25 aprile, in tanti hanno cantato Bella ciao dal balcone, perché durante il lockdown usava così, pensi che quei giovani sarebbero andati sui monti a rischiare di morire, in alcuni casi proprio a morire se avessero messo la loro salvaguardia, la loro salute, prima del valore sacro della libertà?.

Ruggeri riflette sul concetto di libertà di cui ci hanno (e ci siamo) privati, per un’idea.

“Ho vissuto con difficoltà questo momento nel quale, una società che si vuole vedere e raccontare come evoluta, ha deciso di barattare la libertà con la salute, o, peggio, con una rassicurante idea di salute. In questo, credo, ci siamo trovati di colpo a vivere in una condizione dittatoriale, seppur una dittatura che non è passata per un esercito ma attraverso una comunicazione di tipo vagamente terroristico. Ci mettevano paura e poi ci offrivano la scappatoia per salvarci, rinunciare alla nostra libertà, appunto”.

 

 

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