Concerti saltati, è caos per il rimborso dei biglietti

27
Mag
2020
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L’estate orfana di concerti rischia di trasformarsi in una trappola mangia-diritti per gli amanti della musica.

Se da una parte le ultime disposizioni di sicurezza anti-Covid hanno “congelato” 102 tour, 15 grandi festival e migliaia di live lungo tutta la Penisola, con un impatto devastante sull’ intero settore dello spettacolo , dall’ altra l’ art. 88 del Cura Italia , confermato dal Decreto Rilancio, limita il rimborso dei biglietti degli eventi cancellati alla sola emissione di un voucher con validità di 18 mesi e non quindi all’ accredito della somma spesa . Ma c’ è di più: il legislatore dispone che i buoni siano spendibili esclusivamente per i concerti organizzati dal promoter dello show cancellato , escludendo quindi dalla contrattazione i rivenditori come Ticketone, Vivaticket o Ticketmaster che si pongono come semplici intermediari. Tradotto: una famiglia che per assistere ai concerti-evento di Paul McCartney di Napoli e Lucca a giugno ha speso centinaia di euro su Ticketone dovrà “accontentarsi” del ventaglio di proposte dell’ agenzia D’ Alessandro & Galli, organizzatrice dei live italiani dell’ ex Beatle, a partire da gennaio 2021.

Si tratta di un assurdo giuridico – spiega a Business Insider Italia Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori – Al momento dell’ acquisto del biglietto l’ acquirente non ha alcun rapporto con il promoter, nella maggior parte dei casi non sa neanche chi sia. Senza considerare un altro aspetto che complica ulteriormente le cose: l’ organizzatore procede al rimborso tramite voucher solamente dopo aver “verificato l’ impossibilità sopravvenuta e l’ inutilizzabilità del titolo”. Questo significa che se l’ evento non viene cancellato ma rinviato sine die, il biglietto vincola il fan alle scelte temporali e logistiche dell’ organizzatore . Come spesso accade nelle situazioni di emergenza si sta usando il consumatore come ammortizzatore sociale . La crisi economica ha creato grandi difficoltà alle imprese, ma anche a quelle famiglie che a gennaio potevano permettersi di spendere 200 euro per il concerto di Tiziano Ferro e oggi non possono più farlo. È un loro diritto scegliere di ottenere il rimborso totale , lo prevede il Codice Civile”.

Sulla fattispecie dei concerti rimandati , numero decisamente superiore a quelli cancellati sui circa 4 milioni di biglietti in questione, i recenti decreti non hanno introdotto novità. Chi non intende aspettare la nuova data dovrà, quindi, cambiare il nominativo secondo le procedure ordinarie e cercare di rivendere il tagliando al prezzo nominale sulle piattaforme di fansale dei rivenditori ufficiali, evitando le speculazioni tipiche del “secondary ticketing”.

Una rivendita comunque non certa, dato che la qualità dei concerti futuri sarà difficilmente assimilabile a quella pre-pandemia. In una lettera aperta al Ministero per i beni e le attività culturali, Dona si spinge oltre e chiede le dimissioni del ministro Dario Franceschini , “artefice dell’ idea del voucher al posto del corrispettivo in denaro”. Una richiesta che fa leva sulla disparità di trattamento tra il popolo dei concerti e i turisti. A chi ha prenotato pacchetti vacanze o voli aerei poi cancellati causa lockdown, infatti, l’ art. 88 bis del Cura Italia offre al consumatore l’ alternativa tra voucher e rimborso del corrispettivo versato. Una polemica cui si affianca un comunicato del Codacons intervenuto sulle decisioni di Live Nations Italia dopo l’ annullamento del festival Firenze Rocks che aveva in line-up artisti come Vasco Rossi, Green Day, Red Hot Chili Peppers e Guns N’ Roses.

Il presidente Carlo Rienzi “sta valutando la possibilità di un’ azione collettiva contro gli organizzatori degli eventi annullati che non riconoscono, a chi non vuole o non può utilizzare il voucher, il rimborso in denaro”. L’ associazione ha inoltre “deciso di portare il caso dinanzi alla Commissione Europea, affinché si apra una procedura di infrazione contro il governo italiano che ha calpestato i diritti dei consumatori”. Tra i promoter c’ è chi si dichiara amareggiato per le polemiche.

“Non capisco tutta questa cattiveria – ha spiegato ad Ansa Mimmo D’ Alessandro, ideatore, tra altri grandi eventi, del Lucca Summer Festival – C’ è una pandemia in corso che ha colpito tutti , noi per primi. Io non ho cancellato nessun concerto, il Governo mi obbliga a non fare eventi e a dare dei voucher. Non l’ ho deciso io e non ho rubato niente a nessuno. Mi dispiace per chi è in difficoltà, ma i soldi non sono persi, gli appassionati di musica possono andare ad un altro concerto. Sono solidale con tutti, ma non accetto gli insulti e il comportamento di quelli che di solito speculano comprando tanti biglietti e che ora fomentano l’ odio contro di noi”. E chi, invece, si schiera dalla parte consumatori. “Nel nostro settore sopravvive soltanto chi è riuscito a guadagnarsi una credibilità, mantenendola giorno dopo giorno e non prendendo in giro le persone – spiega a Business Insider Pietro Fuccio, ceo e fondatore di DNA Concerti , agenzia con ormai vent’ anni di attività alle spalle che cura i live, tra gli altri, di Calcutta e Cosmo e che per quest’ estate aveva organizzato gli show di Bikini Kill, Angel Olsen e dei Pixies – In questo senso la scelta che ho fatto io è stata quella di rinunciare alla liquidità immediata dei biglietti, rimborsando i miei clienti che, non essendo miei soci, hanno diritto a quei 50 euro per cose più importanti in questo momento, banalmente per fare la spesa. Per i possessori di ticket degli eventi cancellati che di loro iniziativa non hanno chiesto il rimborso, un gesto altruistico verso il settore che pochi si possono permettere, DNA ha devoluto metà dell’ importo alla Protezione Civile”.

Una decisione che Fuccio ha preso anche valutando attentamente il proprio bilancio e la propria solidità economica. “Credo che il nostro settore debba essere aiutato dal governo come tutti gli altri, ma non approfittandosene. Sui concerti di luglio e agosto, per ora, io non avevo investito nulla come tante altre realtà. Nessun affitto, nessun acconto per service di luci e audio o cachet degli artisti. Forse qualcosa in promozione, ma una cifra irrisoria”. Volgendo lo sguardo all’ estero nessun Paese ha imposto la formula del voucher limitata al promoter come nel caso italiano. “Quando la gente si accorgerà che il proprio bonus è limitato alle nuove proposte delle agenzie e non alla più vasta scelta dei rivenditori come Ticketone si scatenerà una guerra . E i consumatori avranno ragione . Negli Stati Uniti le grandi agenzie di concerti hanno cercato sì di incoraggiare il pubblico a lasciare loro liquidità, ma proponendo una soluzione alternativa, tramite un incentivo. Chi aveva comprato un biglietto su Live Nation o AEG Live ha potuto scegliere se farsi restituire la somma spesa in denaro o in alternativa accettare un voucher per un valore pari almeno al 150% del biglietto acquistato. Ci sono anche festival che offrono priorità su futuri biglietti, gadget o biglietti Vip . Tutte mosse intelligenti in ottica di fidelizzazione o, se vogliamo, di semplice sopravvivenza”.

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