Pagelle terza puntata Sanremo: finalmente tris di 10 a Ferro, Rancore e Masini

07
Feb
2020
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La terza puntata del Festival di Sanremo, dedicata alle cover, è stta un successo: gli ascolti sono volati registrano lo share migliore delle ultime 10 edizioni, i commenti sono tutti positivi e le critiche che hanno contraddistinto il festival prima del suo inizio ormai sono acqua passata. I concorrenti in gara sorprendono e, finalmente, arrivano i primi voti alti.

E’ sempre Michele Monina che valuta esibizioni, look e personaggi in generale; per HuffingtonPost, dopo aver consegnato per due volte consecutive una grave insufficienza a Tiziano Ferro, ospite fisso della kermesse, finalmente dopo l’esibizione di ieri sera arrivata purtroppo in tarda notte, gli riconosce ogni merito. Ma ad aver preso 10 non è solo lui.

Amadeus 6 Senza Fiorello tra le palle Amadeus esiste, e già è qualcosa. Poi, è chiaro, le battute e le gag non fanno ridere, la scaletta è lunghissima, Tiziano Ferro gli ha rigato con un chiodo la fiancata della macchina, ma almeno abbiamo visto che è un presentatore.

Tiziano Ferro 10 Ultimamente ci siamo tristemente abituati a vedere Tiziano Ferro sorridere alla Cristiano Ronaldo, commuoversi come Fedez. Anzi, no, scusate, esempio sbagliato, commuoversi e basta. Insomma, tutta empatia. Troppa empatia. Oggi invece si è incazzato e lo ha fatto sapere a tutti sui social. E Tiziano che sbrocca merita il 10, non si discute.

Michele Zarrillo e Fausto Leali (Deborah) 8 Prendi due voci meravigliose, mettici una canzone meravigliosa e avrai Deborah fatta da Zarrillo e Fausto Leali. Da spellarsi le mani.

Junior Cally e i Viito (Vado al massimo) 2 A fanculo, spero.

Marco Masini e Arisa (Vacanze romane) 10 Una versione strepitosa del grande classico dei Maria Bazar che Masini canta alla Masini e Arisa alla Ruggiero, con arrangiamento che colora di nuovo un capolavoro assoluto. Magistrali.

Riki e Ana Mena (L’edera) 6 Vale il discorso che faccio per l’inedito di Urso, la storia che stiamo raccontando si svolge in un universo parallelo nel quale io non esisto. E in questo universo la cover leggera e frizzante del classico di Nilla Pizzi ha un suo perché. Non particolarmente brillante, ma ben fatta. Io vivo in questo universo qui, però. Va bene, pazienza.

Raphael Gualazzi e Simona Molinari (E se domani) 9 Classe. Questa la parola chiave di questo duetto tra Gualazzi e la Molinari, artista che andrebbe preservata dell’usura del tempo come si fa con gli oggetti preziosi, difesa come si fanno con certi animali in via di estinzione, quando cavolo tornerà con disco nuovo è domanda che pretende risposta. Comunque un “E se domani” delicato ed elegante, impeccabile.

Anastasio e Pfm (Spalle al muro) 2 Spalle al muro è una canzone di una bellezza assoluta, regalata per il suo quarantesimo compleanno da Mariella Nava a Renato Zero. Oggi Anastasio l’ha devastata. Roba da salire sul palco e portarlo giù prendendolo per un orecchio, come con i discoli a scuola. Stupisce che la Pfm abbia accettato di stare lì, loro che la storia l’hanno fatta davvero.

Levante, Francesca Michielin e Maria Antonietta (Si può dare di più) 7,5 Versione che ritarda un po’ troppo la partenza, sempre lì col freno a mano tirato, ma che quando parte parte davvero. E poi finalmente anche Maria Antonietta su quel palco, Chapeau.

Alberto Urso e Ornella Vanoni (La voce del silenzio) 9 Siamo sempre in ambito di un approccio classico alla forma canzone, esattamente nello stesso posto dove si muove l’inedito di Urso. Solo che questo è davvero un classico e al suo fianco c’è una Vanoni che quando canta incanta, anche senza bisogno di strafare. Ottimo.

Elodie e Aeham Ahmad (Adesso tu) 3 Qualcuno potrebbe pensare che io abbia preconcetti verso Elodie. E magari è anche vero. Il fatto è che la trovo evanescente, e nel caso di una cantante non è esattamente un complimento. Sentendo le sue canzoni pensavo fosse appunto colpa del repertorio. Evidentemente mi sbagliavo, fa cagare anche quando canta Eros in versione intimista.
P.S. In realtà non è vero, “Adesso tu” non è canzone adatta a una donna, anche se con voce profonda. Vedi a non avere intorno discografici capaci…

Rancore,  DarDust e La Rappresentante di lista 10 Gli autori di Sanremo sono stronzi, perché mettono sempre Rancore nei pressi di uno degli altri due rapper, Junior Cally, l’altroieri, Anastasio, oggi. E Rancore se li mangia a colazione. Stasera poi ha con sé dei grandi artisti, nella fattispecie DarDust e La rappresentante di lista, se non li conoscete correte a cercarli, e il risultato è gigantesco. Arrangiamenti spettacolare, voci che si mischiano come lo avessero sempre fatto, con Veronica dei LRDL a seguire la linea precisa di Elisa e Rancore a fare il funambolo con le rime. Junior, Anastasio, non prendetevela, lui è di un altro campionato, di un altro sport.

Pinguini Tattici nucleari 7 Tanto non mi aveva detto molto la canzone in gara, tanto trovo simpatico questo medley, decisamente eliano negli intenti e in parte nella resa. Non tirerei in ballo la parola genio con tutta questa facilità come i miei sedicenti colleghi, ma bravi stavolta lo sono stati davvero.

Enrico Nigiotti e Cristicchi (Ti regalerò una rosa) 8 Ecco una bella cover con il titolare del pezzo, Cristicchi, che ben si sposa con un Nigiotti ispirato. Emozione a secchiate.

Giordana Angi e Solis String Quartet (La nevicata del ’56) 4 Andare in bagno e pisciare di fianco a Rocco Siffredi comporta dei rischi, credo. Ecco.

Le Vibrazioni e i Canova (Un’emozione da poco) 7 Quando non una ma due band si trovano sul palco non può che venire fuori del sano rock ‘n’ roll, quasi del prog, addirittura, come a contrastare l’essenzialità del brano in gara. Bravi ragazzi.

Diodato e Nina Zilli (24 mila baci) 7 Da 50mila a 24mila è un attimo. Questo avrà pensato Diodato dovendo pensare al duetto. E ha pensato bene, perché la sua voce chiara ben si lega a quella scura di Nina. Bella performance, credibile.

Tosca e Silvia Perez Cruz (Piazza Grande) 9 Due voci che partono dal popolo, fanno il giro del mondo, si incontrano a metà strada, una metà strada fatta di magia,e ci regalano quattro minuti di pura emozione,  anche grazie alla presenza di due musicisti del valore di Giovanna Famulari al violoncello e Massimo De Lorenzi alla chitarra. Grazie di cuore, vittoria meritata.

Rita Pavone e Amedeo Minghi (1950) 6,5 Due grandi artisti che a mio parere non si sposano proprio del tutto. Ma che restano due grandi artisti che fanno una grande canzone.

Achille Lauro e Annalisa (Gli uomini non cambiano) 6 Achille si veste da David Bowie, e fa ridere. Annalisa canta come una dea. Achille Lauro canta di merda Mimì, che a questo Festival, evidentemente, deve essere ricordata male da chiunque. Annalisa veste anche bene, non che ne avesse bisogno. Achille Lauro merita 2, Annalisa 10.

Bugo e Morgan (Canzone per te) 6 Durante tutto il giorno Morgan ha sbroccato per una faccenda legata a un presunto sabotaggio da parte di non si sa bene chi. Cosa che ha messo a repentaglio la loro partecipazione alla serata delle cover, e quindi al resto del Festival. Alla fine i due arrivano sul palco, ma non sembrano in grande sintonia. Peccato, occasione persa.

Irene Grandi e Bobo Rondelli (La musica è finita) 9 Irene è una artista vera, e come artista vera fa un gesto definitivo, portare Bobo Rondelli su quel palco. Bobo Rondelli, artista enorme, purtroppo non troppo conosciuto al grande pubblico e certo non aiutato dalla scaletta. Gran bella versione, sottopelle.

Piero Pelù (Cuore matto) 8,5 Come prendere un gran bel pezzo e farne una gran bella cover, che quasi diventa stoner, tanto è pompata e compatta. Il ragazzaccio si diverte parecchio a Sanremo, e ci fa divertire. Con finale in duetto virtuale con Little Tony. Gigante.

Paolo Jannacci e Francesco Mandelli (Se me lo dicevi prima) 6,5 Fare i conti con un monumento come Enzo Jannacci non è impresa facile. Anzi, è davvero difficile. Emoziona nel momento in cui dice “quando nasce un figlio”, per il resto si va avanti senza troppo entusiasmo anche per la presenza di Mandelli, che agevola l’interpretazione, ma distrae.

Elettra Lamborghini e Myss Keta (Non succederà più) 2 Cinquanta sfumature di marrone.

Francesco Gabbani (L’italiano) 6,5 Gabbani decide di mettere in scena una risposta epica a Salvini che rompe il cazzo ai ragazzi di origini marocchine col citofono. Ma la sua versione musicale di Cutugno è un po’ scolastica, minore dell’idea scenica.

Roberto Benigni n.c. Non vogliatemene, ma con una puntata di cinque ore e passa uno prima o poi si deve alzare per andare in bagno.

Lewis Capaldi 5 Uno in genere, quando un artista internazionale si trova a confrontarsi con i nostri, tende a dire che la differenza è imbarazzante, ovviamente a vantaggio dei primi. Con Capaldi in genere va così, ma oggi stona, anche parecchio. Peccato.

Mika 7 A differenza di Capaldi Mika non stona, balla e ha pure un coro gospel. Quando si dice onorare un ruolo. Poi è sempre un po’ la stessa minestra, ma almeno è una minestra che non fa finta di essere altro.