25 anniversario della morte di Miles Davis

28
Set
2016
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Sono passati ben 25 anni da quando, quel 28 settembre del 1991 a Santa Monica, diceva il suo addio uno degli artisti considerato tra i più importanti del Novecento, Miles Davis.

Su Repubblica si legge “La sua è una di quelle presenze che non trascorrono mai, e neppure si attenuano, nel fluire del tempo. E’ come ne restassero fuori. Anzi è esattamente quel che fanno: destino comune di tutti i classici”.

Un artista Davis che non era solo il simbolo del jazz nel mondo, ma il ritratto dell’artista che viveva solo di solitudine e di una creatività esagerata che ha reso celebre il suo mito e il suo ricordo oggi nel mondo.

E’ stato un compositore, un trombettista, un jazzista simbolo, uno degli artisti più importanti e influenti e originali del XX secolo.

Indimenticabile nella sua carriera di artista la performance, divenuta poi celebre, a woodstock: Davis ha sempre cercato stimoli negli altri generi, flirtando anche col rock; nel 1969 a Woodstock prima di suonare sul palco del festival rock pare abbia dato questa indicazione ai musicisti che lo accompagnavano: «Suonate come Jimi Hendrix». La musica che ne è venuta fuori è stata la fonte di ispirazione per il suo album successivo, Bitches Brew, il più grande successo commerciale di Davis, fortemente contaminato da sonorità rock e precursore della musica Fusion.

Tra i suoi album più famosi si ricordano “Kind of blue” del 1959, “Bitches brew” del ’70 o “Tutu” del 1986, vincitore di un Grammy Awards (nel 1987). “Perché suonare tutte queste note quando possiamo suonare solo le migliori?” è una delle sue frasi più “riprese” e ricordate.

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