Celentano scrive a Napolitano per chiedere la scarcerazione di Fabrizio Corona

Celentano scrive a Napolitano per chiedere la scarcerazione di Fabrizio Corona

03
Ott
2014
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Anche Adriano Celentano si unisce al coro dei vip che chiedono sempre più insistentemente la scarcerazione di Fabrizio Corona, condannato a 9 anni per estorsione aggravata. La pena, per tutti, sembra esagerata poichè per quanto possa essere mascalzone e bullo il fotografo, non ha ucciso nessuno e almeno uno sconto della pena potrebbe ottenerlo. Paolo Bocedi, presidente dell’associazione antiracket Sos Italia Libera, ha infatti affermato: “Corona è trattato peggio dei boss in 41 bis”.

Adriano Celentano ha dunque scritto una lettera aperta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, affinché sia concessa la grazia a Fabrizio Corona, attualmente detenuto nel carcere di Opera. Prima di lui anche Marco Travaglio si era schierato a favore del re dei paparazzi, chiedendo la sua scarcerazione su Il Fatto Quotidiano lo scorso agosto. 

Ecco quanto scritto da Celentano sul suo blog:

“Caro Presidente Napolitano, mi scusi, se con tutti i grattacapi che immagino lei abbia, anch’io mi accodo con una richiesta di grazia per Fabrizio Corona. Pensi che io non l’ho mai conosciuto, ma ho seguito le sue vicissitudini attraverso i giornali e la televisione. E ogni volta, quando lo vedevo e lo sentivo parlare, avvertivo come un qualcosa che spaccava in parti uguali due sentimenti fra di loro contrastanti: da un lato mi irritava la sua spavalderia nell’ostentare tanta sicurezza, dall’altro avvertivo un senso di profonda tenerezza come chi, bisognoso di affetto, improvvisamente si rendesse conto di quanto grande fosse il sacrificio che lo attendeva per aver rincorso una ribalta attraverso il gioco di una carta sbagliata: di uomo forte, rude, che deve piacere alle donne e che non piange mai, neanche quando il giudice lo condanna, perché fotografi e giornalisti sono lì pronti a immortalare la lacrima che invece lo salverebbe da una pena così eccessiva”.

“Capisco – prosegue – che il giudice applichi la legge, ma ciò che non capisco è perché la applica quando vuole lui. Lei signor Presidente, lo sa meglio di me: i criminali veri sono tanti, e non si contano quelli che in galera passano molti meno giorni di quanti ne ha già passati l’esuberante Fotografo. Certo, lui ha sbagliato come ognuno di noi, chi più e chi meno sbaglia, probabilmente anche a Lei sarà capitato”.

“Signor Presidente, a Lei che è nella condizione di aggiustare i passi di coloro che sbagliano, – così conclude il suo appello Celentano – chiedo solo un po’ di pietà e di concedere la grazia a quel Ragazzo che “nel male ha agito bene”, come disse Gesù. Infierire, significherebbe assistere alla stupida amputazione di un’Anima che sta per risorgere”.

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