Selvaggia Lucarelli e il disappunto per “la rottura di cog***** inflitta a Jovanotti” per il tour

05
Ago
2019
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Ci hanno provato in tantissimi modi a frenare il tour di Jovanotti, il Jova Beach Party ha permesso a tantissimi di sollevare polemiche (inutili) sulle date, sulle location, sulle modalità in cui si sono svolti gli eventi e altri temi ancora. Eppure il Beach Party ha proseguito il suo viaggio, mettendo in silenzio tutti quanti.

A poche ore dall’annuncio dell’ultima data, il 21 settembre sui prati dell’aeroporto di Linate, interviene sulla questione Selvaggia Lucarelli che su Il fatto e sul suo profilo Facebook condivide una lunga riflessione sulla “la rottura di coglioni inflitta a Jovanotti per le date del suo tour osteggiato in tutti i modi”.

Un articolo da leggere, che fa riflettere su come ambientalisti e istituzioni abbiano cercato di frenare uno degli eventi più magnifici di questa stagione estiva.

Avete presente la scena della serie tv Chernobyl in cui gli uccelli cadono stecchiti, a piombo dal cielo? Ecco, non era colpa delle radiazioni. Era senz’altro colpa di Jovanotti. Pensate a un qualunque disastro ambientale degli ultimi 50 anni -da Seveso alle sabbie bituminose del Canada- e sappiate che è sempre e solo colpa di Jovanotti e del suo tour. E non importa se ai tempi non c’era alcun tour di Jovanotti. Le sue colpe sono talmente retroattive che secondo alcuni scienziati dell’Illinois, responsabile dell’estinzione dei dinosauri non sarebbe né un meteorite né il cambiamento climatico, ma un remix de “L’ombelico del mondo”.

Se pensate che stia esagerando è perché non avete seguito la valanga di polemiche che ha accompagnato il Jova Beach Party, ovvero il suo tour sulle spiagge d’Italia. Io credo che nella speciale classifica della gente a cui sono stati stracciati i coglioni per i temi più disparati, subito dopo Ignazio Marino per la Panda rossa e Carlo Cracco per la margherita da 16 euro, ci sia il povero Jovanotti per questo tour. 
La prima polemica nasce per la tappa a 2275 metri di altitudine, in val Pusteria. Reinhold Messner, uno il cui discorso più lungo fatto in vita sua è stato “Altissima Purissima Levissima”, contro Jovanotti trova una dialettica che manco Diego Fusaro dopo aver fumato cristalli di crack. Tuona dalla sua baita: “Sulla montagna si va a cercare il silenzio! Io non autorizzerei mai un concerto di questo tipo. Sto provvedendo a comunicare il mio disappunto alle funivie di Kronplatz!”. 
Ora, io capisco il diritto alla pace dei bucaneve, capisco che i camosci preferiscano il rumore dei ruscelli a quelli di “Viva la libertà”, capirei anche se mi si dicesse che le marmotte preferiscono Vasco Rossi, ma che saranno mai tre ore di musica in mezzo alle montagne? Tra parentesi, un coro degli alpini supera di almeno 5000 decibel un qualsiasi concerto dei Metallica, per cui al confronto una canzone di Jovanotti è un delicato arpeggio.

Poi arriva la polemica sulla tappa del tour a Torre Flavia (Ladispoli). Gli ambientalisti urlano a gran voce che in quelle spiaggia nidifica il fratino e sebbene nessuno abbia mai sentito nominare l’uccello fratino, tutti sono in ansia per le sorti del fratino, che poverino, è pure in via di estinzione. I fan di Jovanotti replicano che anche le cinquantenni nostalgiche con la fascia “Gimme five” sulla fronte sono a rischio estinzione, ma vince la Lipu e il concerto si sposta sulla spiaggia di Cerveteri. Dopo il concerto, Franco Sacchetti del “Comitato del fratino”, autore del volume “Fratini d’Italia” (giuro, è vero), strepita: “Danno ambientale ingente a Cerveteri dove ettari di habitat dunale, probabilmente interessato da nidificazioni di cappellaccia e beccamoschino, sono stati rimossi per il concerto”. 
Grande sconcerto per l’assenza di un Comitato della cappellaccia, ma per fortuna presto in libreria “Vita e opere del beccamoschino” con prefazione di Vittorio Sgarbi. Anche la tappa del tour a Rimini scatena polemiche per via del fratino. “Chiesto il rinvio del concerto, a rischio quattro pulcini!”, titolano i giornali. Del resto, questi fratini saranno abituati alla nota, soave beatitudine delle spiagge riminesi, c’è da capirli.

Stessa storia a Fermo dove il concerto viene spostato di un mese per rispettare i tempi della migrazione dei fratini. Tra parentesi, come mai questi benedetti fratini siano a rischio estinzione ma uno se li ritrovi tra le balle su tutte le spiagge d’Italia è mistero fitto. 
A Castel Volturno, Terra dei fuochi, il fratino non c’è anche perché se c’era è finito flambè, ma la spiaggia destinata al concerto viene sequestrata perché i proprietari del lido hanno bonificato una zona del litorale senza i permessi. Cioè, da decenni in quella zona si tollera lo smaltimento abusivo di qualunque schifezza e si punisce la bonifica abusiva. Geniale. 
A Roccella Jonica gli ambientalisti chiedono la soppressione della tappa per rispettare l’habitat dei soliti fratini e delle tartarughe caretta caretta, anch’esse in via d’estinzione, le cui uova si schiuderebbero in quel periodo. In pratica, tutte le creature in via d’estinzione del pianeta si danno appuntamento al Jova Beach Tour. Ora si spiega anche perché ai convegni della Leopolda la musica in sottofondo era quella di Jovanotti.

Alla fine- è notizia di ieri- l’ultima tappa del tour non sarà su una spiaggia (e te credo) ma su una delle piste dismesse dell’aeroporto momentaneamente chiuso di Linate. Lì di fratini non ce ne dovrebbero essere, anche perché se mai avessero tentato di nidificare a Linate, saranno stati risucchiati dai motori degli Airbus. E no, non è colpa di Jovanotti. Forse.”

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