Marco Mengoni intervista Neri Marcorè per la terza puntata de “Il Riff”

25
Nov
2019
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Mentre prosegue, a colpi di sold out, ATLANTICO TOUR, che dopo l’ennesimo tutto esaurito di Roma e la tappa a Eboli proseguirà a Reggio Calabria e poi a Catania, per concludersi, a dicembre, in Europa, dove tutto è iniziato.

Continua il successo di ATLANTICO ON TOUR. Arriva oggi il disco d’oro per il nuovo singolo Duemilavolte ed, insieme a questa nuova certificazione, arriva anche il doppio platino per Come Neve. 

È uscito oggi, sulle principali piattaforme di streaming e podcast, la terza puntata della serie IL RIFF DI MARCO MENGONI, una chiacchierata a cadenza quindicinale, con personaggi appartenenti ai mondi più svariati, che ruota attorno a un elemento ricorrente nelle vite di ciascuno, esattamente come il riff ritorna e diventa il segno distintivo in una canzone. La prima puntata della serie, con ospite Beppe Sala, ha debuttato il 28 ottobre al primo posto della classifica iTunes e Spotify nella categoria “Cultura e Società”, e nella seconda puntata Mengoni ha chiacchierato del futuro dei millennials con la youtuber e scrittrice Sofia Viscardi. L’ospite del terzo appuntamento è Neri Marcorè, attore, cantante, doppiatore e conduttore televisivo, che ha voluto Marco al suo festival Risorgimarche per l’ultima data di Fuori Atlantico Tour lo scorso 30 luglio, appuntamento che ha registrato oltre 25 mila presenze. I due sono anche stati protagonisti di diversi sketch durante la prima puntata di Stati Generali, il programma di Serena Dandini.

Durante la chiacchierata Marco e Neri si stupiscono di quante siano le cose che li accomunano, a partire dall’infanzia: entrambi sono stati bimbi molto timidi, cresciuti in un paesino di provincia, ed entrambi sono figli unici senza legami con il mondo dello spettacolo da parte delle famiglie. Oggi i due condividono la sensibilità, la riservatezza e la passione per i grandi cantautori. Marcorè racconta il percorso artistico che l’ha portato ad essere l’artista trasversale che conosciamo, partito dalla musica e passato poi alle imitazioni, spesso usate come strategia per vincere la timidezza. Grazie alla sua instancabile curiosità ha potuto testare le sue abilità in diversi terreni, e da lì il passo ad affermarsi come attore, doppiatore e conduttore è stato breve.

La musica è importantissima per me, è l’arte che sento più vicina. Negli anni ho imparato a non fare più distinzione tra musica e teatro quando mi esibisco, infatti la forma di spettacolo che più mi rappresenta è quella del teatro – canzone, dove canzoni e monologhi viaggiano su due corsie parallele che si intrecciano, e danno allo spettatore una rappresentazione più completa. Grazie a questa forma ho potuto imbracciare di nuovo una chitarra, e ridare alla musica lo spazio che merita. Non è facile capire quale sia la forma d’arte che ti è più consona, ma spesso è il pubblico che ti aiuta a prendere la giusta direzione.

Neri Marcorè rivela che l’elemento che ha caratterizzato la sua vita, e che ancora oggi continua ad indirizzarla sono i no: saper fare delle rinunce, anche quando non è facile.

Essere stato capace di pronunciare dei no di fronte a proposte lavorative che non erano nel mio stile mi è costato, ma a posteriori è stato fondamentale, perché se avessi accettato mi sarei perso dentro a situazioni che non mi appartenevano. L’anno prossimo festeggio 30 anni di carriera, e il merito di essere arrivato fino a qui facendo esattamente quello che ho sempre voluto fare lo attribuisco proprio alle mie rinunce.”

Marco ricorda l’esperienza indimenticabile a Risorgimarche, festival ideato da Marcorè per aiutare le popolazioni colpite dal sisma, e nel ringraziare nuovamente l’attore per aver ospitato l’ultima data del suo tour estivo lo invita a una riflessione sulle consapevolezze maturate grazie a questo progetto.

Ci sono tante cose che mi porto dietro da Risorgimarche. Le sensazioni che ci scambiamo sul palco non vengono semplicemente donate al pubblico: si crea una sorta di energia circolare, che parte dallo splendore dei luoghi e arriva alla bellezza della musica, passando per la generosità degli artisti, grazie all’entusiasmo delle persone di condividere la stessa anima. In quelle poche ore di magia sospesa si possono dimenticare i drammi del terremoto, ed è una cosa che fa molto bene all’anima. Non sono d’accordo con chi sostiene che in quei luoghi c’è solo bisogno di concretezza e pragmatismo, perché ho ricevuto tantissime testimonianze positive di persone che riconoscono di essere state meglio grazie alla musica. Si riesce a toccare con mano l’affetto della gente, stretta nello stesso abbraccio. È indimenticabile.

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