Mahmood promuove la visita della Ferragni agli Uffizi “Non ha rovinato nulla, solo dato un sostegno utile”

Mahmood promuove la visita della Ferragni agli Uffizi “Non ha rovinato nulla, solo dato un sostegno utile”

27
Lug
2020
Pubblicato da:

L’urgano Ferragni ha colpito (in positivo) la cultura italiana. In seguito alla sui visita privata agli Uffici di Firenze, il noto museo toscano ha avuto un vero e proprio boom di richieste di biglietti da parte dei giovani.

Un risvolto positivo che ancora una volta dimostra che “tutto quello che Chiara tocca si trasforma in oro”.

La sua visita privata, con il direttore del museo, però ha fatto come sempre molto discutere. Il pubblico dei media si è diviso in due: da una parte coloro che hanno criticato l’operato di Chiara, dall’altra parte invece chi non ha fatto altro che sottolineare l’aspetto positivo di tutto questo.

Tra i sostenitori di questi eventi c’è Mahmood Chiara Ferragni agli Uffizi non è andata a fare una festa, non ha rovinato niente e, anzi, credo che abbia dato un sostegno utile. Se la sua visita serve a invogliare qualcuno ad andare, che c’è di male?” ha dichiarato l’artista che anche nel suo piccolo ha realizzato un progetto simile, andando a registrare il video del brano Dorado all’interno del Museo Egizio di Torino.

“Per me – prosegue Mahmood – che sia un quadro, un video o una canzone, si parla sempre di arte. Sono mondi artistici che possono sembrare agli antipodi, ma messi insieme, funzionano. E funziona se serve a far capire ai ragazzi che la storia è stilosa, ricca di cose belle. La Sfinge è elegante. La Sala delle Statue dove il direttore Christian Greco mi ha permesso di ballare rende il mio messaggio molto più potente”.

Sulla scarsa frequentazione dei musei da parte dei giovani, sottolinea “Credo che manchi l’abitudine. Io ho avuto la fortuna di avere una mamma che, fin da piccolissimo, mi ha fatto visitare tutti i più importanti. In Egitto, invece, a otto anni, al Museo del Cairo, rimasi affascinato dagli ori di Tutankhamon, dalla bellezza di tanti manufatti di migliaia di anni fa. Tante volte, crescendo e guardando un’opera, ho sentito una morsa allo stomaco. Sento che fuori, nelle strade, nelle piazze, tutto cambia, ma in quelle sale, in certi quadri o sculture, c’è qualcosa di più grande che resta”.

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