Francesco Guccini “Mai stato comunista, ma oggi voto Pd e Conte e non mi dispiace”

08
Giu
2020
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Il cantautore in occasione dei suoi 80 anni,  si confessa a tutto tondo: dal rapporto col padre, agli esordi come giornalista, al rapporto con la politica e con i colleghi cantautori.

Francesco Guccini festeggia oggi, dunque con una settimana di anticipo, il suo ottantesimo compleanno che cade il 14 giugno. Sarà un evento social online al quale tra gli altri parteciperanno Luciano Ligabue e il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini.

L’intervista rilasciata al Corriere affronta varie tematiche, pubbliche e private, tra cui la politica da cui l’artista parte a raccontarsi “Non sono mai stato comunista. Tutti credono che lo sia; ma non è vero. Anche Igor Taruffi, il consigliere regionale di Liberi e Uguali cui ho dato due volte l’endorsement, era convinto che fossi comunista; quando gli ho rivelato la verità ci è rimasto malissimo. Mi viene da dire, come a quei razzisti che sostengono di avere molti amici di colore, che ho molti amici comunisti. Ma lo stalinismo non poteva piacere a uno come me: libertario, azionista […] mi sentivo anarcoide. Avvertivo il fascino dell’anarchia, dal punto di vista romantico più che reale”.

Oggi la sua scelta, come era già noto negli ultimi mesi, è per Conte e per il Partito Democratico “Mi sono sempre sembrati integralisti: troppo convinti delle proprie idee, troppo pronti a mandare gli altri sul rogo. Forse ora stanno cambiando. Io sono per il dubbio, non per la certezza”.

Francesco Guccini è un artista nato poco la dopo la seconda guerra mondiale, e questo ha fatto si che il rapporto con il padre ne subisse in qualche modo le conseguenze. “Il babbo aveva già combattuto in Africa nel 1935. Fu subito richiamato. Dopo l’8 settembre venne fatto prigioniero a Corinto e portato in campo di concentramento: prima a Leopoli, poi ad Amburgo. Con lui c’erano Giovanni Guareschi e Gianrico Tedeschi, l’attore. Rifiutarono di combattere per i nazisti; ma della prigionia mio padre non parlava mai. Tornò nell’agosto del 1945. […] Prima arrivò una cartolina da Milano, con la foto di una fontana. La ritagliai, mi diedero un sacco di botte. C’era scritto: “Sono un commilitone di Guccini, mi incarica di dirvi che sta rientrando a casa”. Era una domenica, ero con mia madre Ester alla messa delle 11, qui a Pavana, quando entrò in chiesa la prozia Rina, la moglie del prozio Enrico, con il grembiule, gridando: “Sta arrivando Ferruccio!”. Me lo vidi davanti con lo zaino e la divisa”.

Scrivere oggi è la sua principale attività, visto che da qualche tempo si è ritirato dalla scena musicale. Anche se si tratta di un personaggio allergico alle celebrazioni e alla retorica, è giusto festeggiare un personaggio che oggi è un punto di riferimento, in un momento in cui si avverte drammaticamente la mancanza di figure simbolo.

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