Francesco Facchinetti e l’addio a Stefano D’Orazio “Preservare gli anziani, non lasciarli in balia del dolore e della morte”

Francesco Facchinetti e l’addio a Stefano D’Orazio “Preservare gli anziani, non lasciarli in balia del dolore e della morte”

11
Nov
2020
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Ciao Zio, non smetto di piangere” questo l’ultimo saluto di Francesco Facchinetti, il più giovane forse di quella che è la grande famiglia dei Pooh. Francesco, figlio di Roby, ha passato tutta la sua vita con loro, seppur dietro le quinte lui c’era sempre.

L’annuncio della scomparsa dell’artista è arrivato venerdì notte con un tweet dell’amico Bobo Craxi. D’Orazio aveva 72 anni ed era ricoverato per problemi di salute, alle quali è sopraggiunto anche il Covid.

“Zio SDO…grazie per il bene che mi hai voluto. Il tuo sorriso lo porterò per sempre con me. Mi mancherai”. E ancora: “Non smetto di piangere…grazie zio per la tua ultima canzone che hai regalato a papà e a Bergamo. Salutami Valerio…”. Più tardi, il cantante e presentatore televisivo ha pubblicato su Facebook una fotografia accompagnata da un altro pensiero: “In questo giorno di grande sofferenza per tutti noi io ti voglio ricordare così: alla tua batteria. Quella batteria infinita, grandissima, che è diventata il tuo simbolo: la batteria di Stefano D’Orazio! Grazie della tua gentilezza, del tuo animo nobile e grazie per essere stato sempre vicino a mio papà. Salutami Valerio, i miei nonni e lo zio Tato. Ti ho voluto bene e tu ne hai voluto a me…buon viaggio nei tuoi Giorni Infiniti”.

A queste parole di dolore, l’ex Dj Francesco ha avanzato una riflessione sul padre e su tutte le persone anziane di questo paese.

“Papà non sta bene, soffre molto perché Stefano era un compagno di viaggio. Rinascerò rinascerai ha un testo scritto da Stefano e musiche da papà, l’hanno fatto per Bergamo, era una grandissima persona. Quando chiedevi un favore, lui si scatenava per aiutarti, se ne vanno sempre via i migliori. È un momento di sofferenza per tutti coloro che stanno perdendo le persone care, abbraccio tutti a distanza, soprattutto le persone più indifese, quelle più in là con gli anni, che bisognerebbe preservare come memoria storica di questo Paese e non lasciati in balia del dolore e della morte.”