Covid-19 a Milano, Mogol sta con Sala “Pericolosi gli assembramenti ai Navigli”

08
Mag
2020
Pubblicato da:

La fase 2 riparte a Milano e i cittadini affollano i Navigli. Le immagine di decine e decine di persone che passeggiano all’ora dell’aperitivo hanno fatto il giro d’Italia e contro questi si sono alzate numerose polemiche. Tutto perchè non mantenevano le distanze di sicurezzanon indossavano le mascherine.

Il sindaco della città, Beppe Sala, ha commentato in modo negativo questi comportamenti, pre-avvisando i milanesi che se la situazione sanitaria dovesse tornare a peggiore si andrebbe incontro ad un nuovo lockdown “C’è da incazzarsi. O le cose cambiano oggi o chiudo i Navigli, e poi lo spiegate voi ai baristi perché il sindaco non gli permette di vendere”. 

Dalla sua parte si è schierato Mogol, il presidente di Siae che ha definito certi atteggiamenti molto pericolosi “Ho lasciato Milano da 28 anni, ma resta la mia città e prima di questo periodo ci andavo anche spesso. In questo caso, però, noi milanesi non dobbiamo parlare in rapporto all’affetto che abbiamo per la nostra città, ma occorre farlo in rapporto alla situazione. Non sono in grado di giudicare le distanze e il pericolo che c’è di contagio in una situazione in cui partecipano molte persone, però penso che se il sindaco ha detto questo è per far sì che il contagio non aumenti. Il discorso vale per tutta l’Italia, l’Europa e il mondo. Non vale solo per Milano”.

Mogol dichiara di non aver visto di persone le immagine di questi assembramenti ma di aver appreso la notizia dalle emittenti radiofoniche  “Ho ascoltato la notizia alla radio. In ogni caso, se, come mi dice lei, tutte quelle persone hanno fatto l’aperitivo ai Navigli creando assembramenti – beh – allora il sindaco ha ragione sicuramente, non c’è da pensarci un attimo. Non lo appoggio, però, perché sono di Milano, ma in quanto cittadino italiano. È ovvio che se ci sono assembramenti molto pericolosi, sono d’accordo e bisogna impedirli affinché non avvenga il contagio. Il nostro problema è di salvare le vite, il secondo è quello di riprendere il più presto possibile per riavere una ripartenza economica. Sono proprietario di una struttura in Umbria nei boschi e stiamo osservando tutto quello che ci è stato giustamente detto di fare. Siamo fermi da quasi tre mesi. Oggi come oggi, per favorire la riapertura, bisogna che ci si concentri sul fatto di non contagiare o farsi contagiare”.

 
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