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19
Set
2013

Sting: blocco creativo superato grazie all’introspezione

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In una recente intervista ad un quotidiano italiano, Sting si è aperto 360° e ha parlato anche della sua lontananza dalla musica. Lo ha fatto anche con la lingua figlia di Dante Alighieri, infatti è ormai diverso tempo che  il cantante inglese è proprietario di una lussuosa tenuta a Figline Valdarno.

Gordon Sumner, vero nome di Sting, è stato lontano dalle luci della ribalta per parecchio tempo e ora torna con un nuovo progetto, imponente “The Last Ship” (l’ultima nave). Parla Sting:

“In tutto una quarantina di canzoni, ma ci sto ancora lavorando, La nave è una splendida allegoria. Rappresenta speranza, ma anche morte. La uso come un simbolo per parlare di ciò che mi sta a cuore: l’esilio, i rapporti familiari, l’importanza della comunità e del lavoro, l’alienazione e la redenzione. Mi è venuta l’idea quando ho letto la storia di un gruppo di operai polacchi che avevano occupato il loro cantiere. E allora sono andato indietro con la memoria. Ho lasciato parlare i miei personaggi, ho dato spazio non al mio punto di vista, ma a quello degli altri. Così il tappo è saltato e le canzoni sono uscite. Come se fossero state intrappolate dentro di me”

Sting ha confidato che in questi ultimi anni ha vissuto un vero e proprio blocco creativo, l’ultimo lavoro risale al 2003 con “Sacred Love“, e per superarlo ha dovuto fare una profonda analisi introspettiva cominciando dall’infanzia e dal paese che gli ha dato i natali, Wallsend nella periferia di Newcastle. Infatti la storia che lui vuole raccontare trae origine dal contesto sociale della sua terra: la comunità dove ha vissuto si sussisteva grazie al cantiere navale di Swan Hunters, che però negli anni 80 ha chiuso facendo crollare il settore. L’ex leader dei Police con le sue canzoni e il progetto di un musical vuole raccontare l’impresa di un gruppo di operai che decide di riaprire la fabbrica e costruire un’ultima, grande, nave.

In gran parte è un lavoro molto autobiografico: la figura del padre, nella sua storia

“…è proprio mio papà. Con lui era una lotta continua. Voleva che restassi lì ma io vedevo il destino da un’altra parte. Così me ne sono andato. Lui non capiva, diceva che ero pazzo. Forse aveva ragione… Non ho ancora fatto pace con il mio passato. Quando sei giovane vorresti scappare da tutto. E quando sei adulto cerchi di tornare indietro e capire il perché. È quello che sto facendo. Sto esplorando la mia infanzia. Lavorare a questo disco è stato come entrare in terapia.”

Nell’album si parla anche di temi attuali:

“In una società giusta dovrebbe esserci un equilibrio, invece oggi si dà la priorità all’economia, al profitto, e la comunità soffre. Per questo c’è la crisi. Nell’album affronto proprio questo tema”

E nel 2014 sbarcherà a Broadway, ma Sting frena subito:

“Non sarà un kolossal, vorrei una scenografia semplice, che si possa rappresentare anche in una scuola”

In “The Last Ship” cambia anche lo stile infatti si sentono molti influssi folk e jazz:

“Non credo che il rock sia adatto a un musical. E poi volevo riflettere le tradizioni melodiche della mia terra. Per questo ho ingaggiato alcuni musicisti locali. E ho anche cantato con l’accento geordie, dell’Inghilterra del nord”

All’intervista non mancano anche domande “politico-religiose” come sul nuovo Papa Francesco e sulla polveriera in medioriente:

“Sono cresciuto in una famiglia cattolica, ma poi sono stato alienato dalla chiesa. Mi è piaciuto il modo in cui Papa Francesco ha salutato i fedeli appena eletto. Qualcuno dice che abbia lo stesso pr di Lady Gaga. Sulla Siria posso dire che ho trascorso parecchio tempo lì e ho incontrato Assad. È tutto molto più complicato di quello che sembra. Non c’è un vero movimento democratico, ma solo fame di potere. E sono contento che l’Occidente non sia intervenuto. Le bombe non sono la soluzione”

Nel frattempo è possibile ascoltare in radio il primo singolo “And Yet“.


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