Biografia Lifehouse

"And the world keeps spinning round/ My world's upside down, and I wouldn't change a thing - E il mondo continua a girare/Il mio mondo è sottosopra, e io non cambierei una virgola"
Canta così il leader dei Lifehouse, Jason Wade, su "Spin" il primo singolo tratto dal secondo album della band, Stanley Climbfall (uscito il 17 settembre 2002, per la DreamWorks Records).
Il ventiduenne cantante, autore e chitarrista, che scrive canzoni fin dalla prima adolescenza,
sembra quasi descrivere la vertiginosa ascesa compiuta dai Lifehouse dopo l'uscita del loro album di debutto, "No Name Face".
L'album, che ha scalato la classifica Billboard 200 fino al numero 6, ha conquistato fino a oggi due dischi di platino, grazie soprattutto al successo della canzone Hanging By A Moment capace di piazzarsi in cima alla classifica Modern Rock Tracks di Billboard e al numero 2 della Hot100, conquistandosi il titolo di canzone più suonata dalle radio nel 2001, secondo la Broadcast Data Services.
Laddove il primo lavoro dei Lifehouse era incentrato sulle frustrazioni, i desideri e le speranze
che da tempo alimentano la vena artistica di Jason, il nuovo album (curato dal produttore di No Name Face Ron Aniello e mixato da Brendan O'Brien)segna per il trio il raggiungimento della maturità.
Canzoni come "Spin" e "Anchor" esplorano nuovi scenari sonori con una sicurezza che può nascere solo dalla consapevolezza del successo ottenuto, affinando ancora di più il coinvolgente rock a base di chitarra, basso e batteria proposto nel primo album.
"Questo è un disco viscerale," spiega Jason. "Parla della necessità di andare avanti. No Name Face trattava il tema dell'accettazione del punto in cui ci si trova nella vita e dei tentativi che si fanno per passare oltre, senza però sapere come.
In questo album, invece, ci diciamo 'So come fare, allora continuerò ad andare avanti, ad accettare le cose buone e quelle cattive, ma senza mai fermarmi.'"
La vena creativa di Jason continua a costituire la pietra angolare del repertorio dei Lifehouse,
ma stavolta il bassista Sergio Andrade e il batterista Rick Woolstenhulme svolgono un ruolo più importante nel plasmare il sound della band, fornendo agli introspettivi testi di Jason una robusta e sanguigna struttura musicale.
"Abbiamo goduto di maggiore libertà di sperimentazione," riferisce Sergio, fondatore della band insieme con Jason all'epoca in cui erano vicini di casa ad Agoura Hills, un sobborgo di Los Angeles. "Stavolta sapevamo a cosa andavamo incontro. Eravamo al corrente di tutto il processo e del suo funzionamento. Questo ci ha permesso di esercitare maggiore controllo e di concentraci sulle cose che rendono davvero nostro questo progetto."
Questa evoluzione è evidente nei possenti accordi di "Spin" e "Wash," ma lo è in misura forse ancora maggiore nei particolarissimi suoni di chitarra di "Anchor" e nell'arrangiamento alla Beatles di "Stanley Climbfall." Una fusione di roboante grunge e sognanti atmosfere acustiche emerge in "Empty Space," mentre "Take Me Away" rivela un appassionato, sfrontato romanticismo. Le sensuali tessiture sonore di "My Precious" (scritta e registrata durante una pausa in studio), invece, si avvalgono del falsetto per la messa a nudo di un sentimento profondo. "Volevamo rendere il lavoro scarno al punto che ogni sua parte assumesse un peso davvero importante," spiega Jason parlando del trait-d'union estetico dei brani. "Volevamo lasciare che le canzoni respirassero."
A proposito di canzoni come "Anchor" e "Am I Ever Gonna Find Out" che trasmettono la sua eterna perplessità metafisica, Jason dice semplicemente: "Mi sto rassegnando al fatto che la quasi totalità delle mie canzoni è e sarà ispirata da quelle che sono le mie più intime convinzioni."
A una domanda sulla difficoltà di replicare il successo di No Name Face, Wade afferma: "Sento di avere la coscienza a posto perché abbiamo fatto il miglior disco che potevamo.
E sono contento perché credo che questo album rifletta esattamente il punto del nostro cammino in cui ci troviamo adesso. Non abbiamo dovuto cercare di riproporre gli elementi che hanno reso speciale il primo album perché questo, a sua volta, è altrettanto speciale.
Naturalmente avvertiamo una certa pressione, ma viene soprattutto dall'interno. Non volevamo riproporre al pubblico la stessa cosa; abbiamo scelto di rischiare e nel contempo di migliorarci."
Il nuovo album deve il titolo proprio a questa predisposizione al rischio.
"Tutti hanno alti e bassi," afferma Jason. "E giocando con le parole, una canzone che avevamo scritto, intitolata 'Stand, Climb, Fall', è diventata Stanley Climbfall, il nome di un personaggio che si trova a dover affrontare simili cambiamenti nella propria vita quotidiana."
"A volte avverto in me la voglia di andare a scavare nel passato per tornare a momenti per i quali provo rammarico" confida. "È difficile andare avanti e lasciarsi alle spalle certi luoghi e momenti importanti per la propria vita, ma sono gli sforzi che compiamo per riuscirci a condurci nel luogo in cui vogliamo andare."
E in effetti, una delle imprese più difficili lungo il nostro cammino, spesso arduo, è quella di ergerci in piedi, arrampicarci, cadere… per poi rialzarci.
Fonte: lifehouse.altervista.org